Oggi voglio condivide con voi un articolo di qualche tempo fa, che scrissi per il mio blog e che vuole trattare il tema dell’educazione e dei figli!

E se vi dicessi di insegnare ai vostri figli a disobbedire?
Chi di noi non ha ricevuto nell’infanzia questa risposta: “Perché no! punto e basta!”, ovviamente in tutte le sue varianti “Perché sì”, “Perché è così”, “Perché lo dico io”, “Perché non si discute”.
“Non dare fuoco alle tende del salotto!” “Perché?”
“Perché NO! è chiaro?”
Alla base, un indiscutibile assunto: “Perché devi obbedire!”. E chi di noi non ha pensato che era una risposta
parecchio stupida?

Lo è. Non solo è stupida, ma è la più stupida delle risposte che un genitore possa dare a un bambino, e quell’assunto “Bisogna obbedire” è il più stupido dei motivi per fare o non fare, una volta adulti, qualcosa.
Obbedire, con la “o” o con la “u”, ubbidire, come meglio vi piace e come siete stati abituati a sentirlo e dirlo. Comunque l’etimologia è sempre la medesima: ob + audere = ascoltare davanti. E qui la cosa non fa una sola piega, anzi. Cos’è andato storto nell’interpretazione di questa parola che trasuda intelligenza, equilibrio, consapevolezza?
Mettersi davanti a qualcuno e ascoltarlo … bene, bello, ma per nulla scontato, e neppure frequente. Significa infatti che chi abbiamo davanti ha qualcosa da dire, ma anche che noi siamo in grado di ascoltarlo con capacità critica.

Altrimenti perché dovremmo ascoltare?
Chi ci è davanti merita ascolto perché ha spiegazioni, motivi, argomenti da esporre, e soprattutto ha risposte:
“Non devi dare fuoco alle tende del salotto perché è pericoloso. Le fiamme potrebbero invadere la stanza e l’intera casa. E poi, anche ipotizzando che non succeda nulla, è un atto stupido, inutile, violento!”
Ecco un ottimo motivo per non dare fuoco alle tende del salotto, un motivo concreto, tangibile e assolutamente intelligente.
Nel concetto di ascoltare è prevista, nonché auspicata, anche la confutazione, la discussione, ma il “Perché devi obbedire!” no, non fa parte dell’etimologia e neppure della logica.

L’obbedienza cieca, sorda e muta è il peggiore insegnamento che possiamo dare ai nostri figli, addirittura il più pericoloso e deleterio. Obbedire oggi a mamma e papà perché l’obbedienza è un dovere incontestabile e che non richiede spiegazioni, comporta il rischio di trascinarsi questa cecità anche in futuro.
NO!

“Non si dà fuoco alle tende del salotto perché no!”, è un potenziale “Dai fuoco alle tende del salotto semplicemente perché sì!”.
Non sto demonizzando l’obbedienza, per carità, e neppure intendo svilirne l’intrinseco valore. L’obbedienza attinente all’etimologia della parola, che significa ascolto, che nasce dalla comprensione, è una conquista alla quale puntare sin dai primi passi della nostra vita. Quell’altra, quella ottusa, sorda e cieca,
Saper dire NO è infinitamente più importante del rigare dritto, da bravo soldatino che va a combattere una guerra che non sa neppure se gli appartiene, se la condivide, se gl’interessa, se è giusta.
Se nel corso della storia si fosse seguito l’insegnamento di Antigone, si sarebbe evitata la maggior parte dei disastri morali e degli scempi che hanno funestato ogni tempo e in particolare quelli più vicini a noi.
Chi è Antigone? Beh, per farla breve è una coraggiosa eroina cantata da Sofocle, una donna che riconosce una legge dello stato come ingiusta e ha il coraggio di opporvisi, in ragione delle leggi morali, che “non sono d’oggi, non di ieri, vivono sempre, nessuno sa quando comparvero né di dove”La legge umana che soccombe all’etica.
Disobbedire all’ingiustizia, ma anche semplicemente al non compreso, significa crescere dentro, acquisire capacità di scelta, di critica, autonomia. Significa capire, ma soprattutto significa formulare un’idea etica del giusto e dell’ingiusto. Significa divenire studenti curiosi e avidi di sapere, cittadini consapevoli, genitori attenti. Significa conquistare una personalità, che poi è il segreto di una mente sana e positiva.

C’è chi dice no, cantava Vasco, turbando i fanatici del “Signorsì!”.
L’obbedienza coatta (che non ha nulla a che vedere con il “coatto” che s’intende qui, a Monterotondo e dintorni!) è l’ingrediente principale e imprescindibile delle dittature, del terrorismo, della violenza domestica, di ogni odiosa pratica di schiavitù e sottomissione, dai bambini sodato alla prostituzione minorile e non, della parte bigotta delle religioni e comunque di ogni società ottusa: obbedire, non chiedere, tacere, filare dritto.

Lo psicologo statunitense Milgram all’inizio degli anni ’60 mise in piedi un esperimento destinato a divenire storia e letteratura, mirato a dimostrare il disastro morale che deriva dal concetto di rigida obbedienza.
In sostanza, persone assolutamente miti arrivano a imporre scosse elettriche a dei loro simili solo per non venir meno all’ordine di chi si è posto come autorità. Insomma, solo per obbedire! Per Milgram, che era ebreo, fu un modo di dimostrare come la follia dell’obbedienza cieca avesse potuto degenerare nella follia dell’olocausto.
Le scosse erano per fortuna simulate, con la complicità della “vittima”, ma questo assume un’importanza marginale di fronte all’incapacità di scegliere quale sia il bene e alla mancanza di coraggio nell’opporsi.
Per un maggior dettaglio poi cercare in rete semplicemente digitando “Esperimento di Milgram”.
E ora chiediti se non vorresti che tuo figlio fosse in grado di dire
No, io non lo faccio! Io quel cavolo di bottone non lo pigio. Andate affan…lo tutti!
E ora, dopo aver citato la nobile Antigone, il sommo Vasco,
l’eccelso Milgram, voglio salutarvi con un capolavoro di Totò del 1962, ancor più potente se calato in un’epoca in cui l’obbedienza era alla radice della famiglia, della patria, della fede e persino degli spot pubblicitari:
è il 1943; Totò è un colonnello fascista al confine fra Grecia e Albania che riceve da un maggiore nazista l’ordine di sterminare un intero paese per stanare dei nemici inglesi.
Questo il magnifico scambio di battute finale:
Io l’ordine di sparare non lo darò mai!”
“Badate colonnello, che io ho carta bianca!” “E ci si pulisca il culo!”

Se vuoi approfondire la nostra conoscenza o comprendere insieme quali strategie educative poter implementare per migliorare l’autonomia dei tuoi figli chiamaci possiamo discuterne insieme.

Ricordati che il lavoro di équipe del nostro centro ti permette di contare su professionisti differenti, come logopedisti, psicologi, neuropsichiatri e altre figure specialistiche che ritaglieranno un percorso su misura per tuo figlio in base alla difficoltà che presenta; non esiste infatti  un abito che vesta uguale per tutti, ma bisogna personalizzarlo. 

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dott. Federico Piccirilli

Psicologo, Psicoterapeuta

Direttore del Centro APIS – Servizi di Riabilitazione dell’età Evolutiva Monterotondo

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