“Nessuno può farti sentire inferiore, senza il tuo consenso”

(Eleanor Roosvelt)

La rabbia, l’aggressività, la violenza, sono aspetti che fanno parte dell’essere umano e che prendono il sopravvento in alcuni momenti. 

Non sono di per sé emozioni negative: la rabbia è un emozione primaria che ci permette di difenderci in caso di attacco, ma se agita senza motivo si trasforma in aggressività e può provocare dolore; la sofferenza non è solo fisica, ma anche psicologica e può avere conseguenze importanti sulla vita di una persona. 

Insegnare ai propri bambini a controllare e gestire la rabbia può essere il primo passo per contenere fenomeni come il bullismo. 

Bullismo o cyber bullismo? 

Un bullo è una persona che adotta un comportamento aggressivo, sia verbale che fisico, verso chi non può difendersi. I ruoli sono ben definiti: solitamente da una parte c’è il bullo con un gruppo di bulli e dall’altro lato una o più vittime. 

Le conseguenze per la vittima sono l’esclusione sociale e la sofferenza, psicologica e fisica, mentre il bullo ottiene  dall’altra parte sentimenti di odio per la paura che incute e rispetto. 

Il bullismo si è evoluto con la tecnologia, che ha consentito alla violenza di entrare wireless nelle case delle vittime, attraverso i social: l’anonimato garantito dallo schermo, offre a chiunque la possibilità di trasformarsi in bullo e agire “senza” conseguenze nella vita reale. 

L’online mette a disposizioni un infinità di vittime e innumerevoli modi per aggredire, protetti da un’interazione online che non consente di osservare gli effetti delle proprie azioni. 

Bulli si nasce o si diventa? 

Ci sono dei bambini che si mostrano molto minacciosi e provocatori: hanno la tendenza ad essere aggressivi e prepotenti; intimoriscono gli altri con colluttazioni fisiche; usano la crudeltà; usano l’aggressività per estorsioni o piccoli furti. 

Sono bambini che manifestano un “disturbo della condotta”: l’intervento immediato consente in questi casi di gestire al meglio la rabbia e l’aggressività, evitando che prendano il sopravvento in futuro. 

Se il bambino mostra questo tipo di comportamento, è probabile che tu genitore abbia tentato di tutto per riuscire a rapportarti con lui ma le tue strategie non abbiano funzionato a dovere. 

Avrai cercato di punirlo in modo che rispettasse le regole; avrai provato a chiedergli il perché del suo comportamento; avrai urlato, strillato e intimorito tuo figlio, poi deciso di parlargli in modo sereno, cercando di capirlo e infine magari uno schiaffo ti è partito. 

Cambia strategia!

Se tutto questo fino ad oggi non ha funzionato, ti suggerisco di fare un esperimento e provare a cambiare modo di fare, affinchè tu riesca ad avere un rapporto con tuo e lui smetta di usare la violenza a proprio vantaggio.  

  1. Accogliere le sue emozioni 

Se tuo figlio sta male, è arrabbiato o triste, non chiedergli di non esserlo, ma accogli cosi come sono le sue emozioni, venendo a conoscenza del motivo per cui si sente così. 

Anziché dire: “Sei un ometto ormai, non devi essere triste”, potresti affermare: “E’ giusto che tu sia triste. Lo sarei anch’io dopo quello che ti è successo. Piangi se ne senti il bisogno” 

In questo modo tuo figlio imparerà ad accettare e a gestire le proprie emozioni, riconoscendole per quello che sono, senza temerle o vergognandosene. 

  1. Intervenire ogni volta come se fosse la prima: se di fronte ad ogni episodio, vi comportate come se fosse la prima volta, romperete uno schema abitudinario di risposta. 

Facciamo un esempio: il bambino solitamente a tavola fa storie e il momento della cena diventa una battaglia perché non vuole mangiare. Intervenire come se fosse la prima volta, significa osservare il comportamento di vostro figlio senza intervenire,  affermando: “Ah, oggi non hai fame. Capita!” Di fronte a un nuovo comportamento, vostro figlio potrebbe dare nuove risposte.  

3. Taglia ogni tipo di raccomandazione: avrai detto a tuo figlio “mi raccomandi, fai il bravo” “mi raccomando, non litigare con gli amici anche oggi”. Se non ha funzionato, ti invito a riflettere che raccomandarti con lui, anticipa un comportamento sbagliato da un lato e dall’altro presuppone già il suo fallimento. La raccomandazione implicitamente gli comunica che non vi fidiate affatto che si comporterà in modo diverso, poiché non è capace. 

In alcuni casi, può essere opportuno intervenire in modo più oculato con percorsi che siano brevi e mirati a trovare una soluzione

Il lavoro di équipe ti permette di contare su professionisti differenti, come logopedisti, psicologi, neuropsichiatri e altre figure specialistiche che ritaglieranno un percorso di riabilitazione su misura per il tuo bambino in base alla difficoltà che presenta; non esiste infatti  un abito che vesta uguale per tutti, ma bisogna personalizzarlo. 

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Ti aspettiamo a Monterotondo (RM) in Via San Martino, 21.

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dott. Federico Piccirilli

Psicologo, Psicoterapeuta

Direttore del Centro APIS – Servizi di Riabilitazione dell’età Evolutiva Monterotondo

Bibliografia

Scarlaccini, F., Cannistrà, F. & Da Ros, T. (2017). Aiutami a diventare grande. Guida strategica per i problemi di comportamento di bambini e ragazzi. 

Sitografia: 

https://www.miur.gov.it/bullismo-e-cyberbullismo

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