Le alterazioni o le perdite della voce in età pediatrica sono spesso sottovalutate, erroneamente attribuite al cambio di stagione, alle ricadute dell’allergia sulla qualità della voce, a caratteristiche comportamentali del bambino o ad altre cause non sempre pertinenti. 

È importante, quindi, fare chiarezza su un argomento poco noto a tanti genitori, in quanto rappresenta un disturbo presente nei bambini ma che raramente in qualità di logopedista, capita di avere in trattamento.

Con il termine disfonia si fa riferimento ad alterazioni quantitative e/o qualitative dei parametri vocali (frequenza, intensità, timbro e durata) ad eziologia congenita o acquisita.

L’utilizzo scorretto della voce, l’eccessivo sforzo vocale dovuto ad atteggiamenti vocali e respiratori errati, spesso legati a imitazione di scorretti modelli vocali, rappresentano fattori che si inseriscono in un quadro di predisposizione personale alla disfonia, legato alle caratteristiche soggettive del bambino.

In relazione alla causa scatenante si può quindi distinguere tra:

  • Disfonia Organica: dovuta a disturbi organici, patologie congenite come cisti, laringiti croniche, problemi ormonali, problemi neurologici, ecc.
  • Disfonia Funzionale: causata da un eccessivo o inadeguato utilizzo della voce. Queste cattive abitudini vocali, protratte nel tempo, possono determinare alterazioni nella mucosa delle corde vocali con conseguente comparsa di lesioni in forma di noduli.

Il cattivo uso della voce da parte del bambino, come la tendenza ad urlare, ad aumentare frequentemente il tono e il volume dell’emissione vocale, per sovrastare gli altri o per farsi sentire in ambienti rumorosi, porta solitamente ad una disfonia di tipo funzionale, così come i modelli vocali familiari, i quali possono influenzare la gestione vocale del bambino. Vivere in un ambiente familiare rumoroso in cui il bambino deve urlare per farsi sentire può favorire infatti l’insorgere di patologie vocali.

La qualità vocale, inoltre, può essere influenzata dagli aspetti comportamentali del bambino. Si può essere infatti più propensi ad usare la voce per richiamare l’attenzione e/o a utilizzare volume e tono più alti per esprimere emozioni quali rabbia, tristezza, ansia ecc. Stesso discorso vale per le attività sociali del bambino che implicano un utilizzo frequente e forzato o prolungato della voce e che possono portare ad un cattivo utilizzo della stessa.

Cosa fare quindi in caso di disfonia? 

Il percorso diagnostico ha inizio con la visita foniatrica. Questa, attraverso indagini strumentali, come la Fibro-Laringo-Scopia, fornisce una diagnosi, che permette di riconoscere il tipo di lesione laringea e la sua probabile causa, indicando quindi il percorso terapeutico idoneo.

A questo punto può intervenire il logopedista, il quale intraprende una valutazione globale e accurata del bambino. È importante, infatti, oltre ad una accurata anamnesi, indagare vari aspetti quali le abitudini familiari e scolastiche, la situazione relazionale del bambino e tutti quei fattori che possano concorrere a favorire un uso improprio della voce nel bambino. 

Si procede poi con l’analisi acustica e percettiva della voce attraverso l’utilizzo di scale di valutazione, con la valutazione della presa d’aria respiratoria e più in generale del corretto funzionamento dell’apparato pneumo-fono-articolatorio. Attraverso la somministrazione di questionari di autovalutazione ai genitori e al bambino stesso, si possono indagare inoltre gli aspetti di autopercezione del singolo.

È importante sottolineare come l’intervento riabilitativo debba essere precoce al fine di impedire il cronicizzarsi di abitudini fono-respiratorie scorrette. Tale intervento può distinguersi in diretto e indiretto.

Il primo consiste in attività di counseling rivolto ai genitori per illustrare le dinamiche scorrette alla base della disfonia e fornire indicazioni e strategie su come coadiuvare il lavoro del logopedista. 

Il trattamento diretto invece prevede in primis una buona compliance da parte del bambino e viene personalizzato in base alle esigenze del bambino. Ha, infatti, lo scopo di limitare direttamente l’alterazione laringea, intervenendo sul comportamento vocale, attraverso attività proposte in forma ludica.


Diverse volte nel bambino è riscontrabile una scarsa coscienza del sintomo disfonico, una scarsa motivazione al trattamento e un livello di attenzione piuttosto basso, dunque un tipo di terapia molto apprezzata dai bambini è quella di gruppo, che può essere utile per creare un’esperienza piacevole, per favorire l’autopercezione e l’ascolto della voce degli altri, oltre che per perseguire gli obiettivi vocali.

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Ricordati che il lavoro di équipe del nostro centro ti permette di contare su professionisti differenti, come logopedisti, psicologi, neuropsichiatri e altre figure specialistiche che ritaglieranno un percorso su misura per tuo figlio; non esiste infatti  un abito che vesta uguale per tutti, ma bisogna personalizzarlo. 

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dott. Fabio Palmieri

Logopedista

Centro APIS – Servizi di Riabilitazione dell’età Evolutiva Monterotondo

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