Oggi convido con Voi un articolo del 2017 del mio blog!

Non so se già ve l’ho raccontato, magari la vostra memoria regge meglio al caldo di questi giorni. Nel caso, abbiate pazienza … repetita iuvant.

Un  maestro di danza un giorno era piuttosto turbato e un’allieva gliene chiese il motivo: 

“Sono molto triste per le scelte di mio figlio”, rispose, “è un ragazzo promettente, e ora che ha finito il liceo ha preso una decisione che ci preoccupa” 

“beh, maestro, in fondo è giusto che ognuno segua le proprie aspirazioni …”

“già, però aveva un futuro garantito. Dotato fisicamente come sua madre, con la mia stessa potenza nei salti, una musicalità che abbiamo nel dna, e lui invece? Mamma, papà, ho deciso di lasciare la danza e iscrivermi a legge. Noi abbiamo cercato di farlo ragionare, lo abbiamo messo davanti alle incognite di questo difficile cammino, all’ambiente spietato nel quale verrà a trovarsi, ai lunghi momenti di noia e routine, ma nulla, maturava questa follia da tempo ma non aveva avuto il coraggio di darcene il  dispiacere”

La ragazza pensò a come la situazione fosse invece ribaltata in casa sua e nel suo ambiente: 

“… e cosa hai intenzione di fare?”

“la ballerina”

“ok, … ma di lavoro?”

Il futuro dei figli, una delle nostre ossessioni, giusta, naturale ma pur sempre ossessiva.

Dal momento in cui cacciamo nel loro zainetto la merendina a quando ci è vietato anche solo sfiorarlo, rischio amputazione della mano, passa un pugno di istanti. Fino a poco tempo prima le sue fantastiche prospettive di futuro ci inorgoglivano:

“eh già! Da grande vuole fare l’astronauta e mettersi in società con gli alieni!” 

 “la mia invece dice che andrà per il mondo a curare i fenicotteri!”

“Ma sì, dai! L’importante è che facciano quello che si sentono e siano felici!”

Tutte palle, e scusate l’espressione! Non mi riferisco alle fantasie lavorative che, per quanto strampalate, sono vitali come l’aria per lo sviluppo psichico dei ragazzi, ma alla saggia quanto falsa quanto ipocrita affermazione che ciò che ci sta a cuore sia la loro soddisfazione! O meglio, sì che ci sta a cuore, peccato che la identifichiamo con la nostra.

Scommetto che proprio in questi giorni molti di voi stanno facendo una cosa che magari farò anch’io fra qualche anno (in fondo chi lo ha detto che gli psicologi non possano predicare bene e razzolare male?): i figli sono alle prese con l’esame di maturità, alcuni già hanno finito mentre state leggendo, e per dessert viene servito in ogni desco familiare che si rispetti il dubbio, “Sì, ma …”.

“Farò filosofia”

“Sì, bello, ma poi …?”

“Vorrei smettere di studiare e cercarmi un lavoro”

“Ok, sì, … ma senza un pezzo di carta …”

Ho già illustrato ampiamente il rapporto genitori/figligenitori/scuola e genitori/adolescenza, e mi rendo conto che il dito è sempre puntato su di te, genitore. Questa volta però parlo di ragazzi che sono ormai giunti a quel momento della vita in cui pure le istituzioni, scuola compresa, consegnano loro le chiavi del futuro, giovani che si accingono ad attraversare il ponte fra l’adolescenza e il mondo adulto, con grinta, determinazione e un pizzico di sacrosanta fifa.

È a te quindi, figlio, che voglio rivolgermi, perché è giunto il momento che, oltre ai fardelli che la vita si accinge a caricarti sul groppone, ti accolli anche una buona dose di pazienza nei confronti di quella coppia di tirannosauri che sono i tuoi genitori.

Ti stanno dicendo che sei “maturo”: dimostralo.

  • Papà e mamma ti sognano commercialista ma tu vuoi fare il poeta, o l’idraulico? Comunica loro la tua decisione in versi, oppure aggiusta quel raccordo che gocciola da anni.
  • La vita è tua e nulla è più prezioso anche per i tuoi genitori. I loro “sì … ma” sono solo dimostrazione dell’amore infinito che hanno per te; sappili confutare con intelligenza e garbo. Soccomberanno!
  • Abbi coraggio. Raccomandazione forse inutile perché il coraggio è endemico alla tua età, talvolta però le circostanze lo soffocano. Non permetterlo e tira fuori le …
  • I tempi cambiano: ciò che era sicuro ai tempi in cui mamma e papà erano giovani ora non lo è più. La cosa importante è che tu non abbia rimpianti.
  • Non agire mai solo per puro spirito di contraddizione.
  • Anni di esperienza familiare ti hanno insegnato che uno dei due tirannosauri è più malleabile: usa la tattica dell’alleanza!

Può succedere che il momento sia veramente difficile da superare, come tutti quelli che comportano cambiamenti netti. Sappi allora che oltre alla forza insita nella tua giovane età puoi avvalerti anche di un aiuto esterno, di un semplice colloquio mirato a darti la giusta spinta.

Tutte le volte che un giovane si affaccia alla vita … spira un buon vento!

Mi auguro che ti spinga nella direzione giusta!

P.S.

Comunque questo articolo me lo stampo, così lo potrò rileggere fra qualche anno, quando toccherà a me fare la parte del tirannosauro!

Cappuccetto Rosso deve affrontare gli esami di maturità.
In bocca al lupo, Cappuccetto!
(Egyzia, Twitter)

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dott. Federico Piccirilli

Psicologo, Psicoterapeuta

Direttore del Centro APIS – Servizi di Riabilitazione dell’età Evolutiva Monterotondo

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